Archivi per settembre 2007

H house

Villa a Lesmo
Il progetto prevedeva la versailità delle funzioni e la possibilità di creare unità abitative distinte a partire da un’unica matrice originale

  • Committente: Privato
  • Progettista capogruppo: Parsec S.r.l.
  • Gruppo di progettazione: arch. Paolo Giovenzana
    arch. Raffaella Ferrara
    arch. Gabriella Greco
  • Collaboratori: Cristiano Poli
  • Consulenti: ing. Dario Parravicini
    ing. Luca Mancinelli

Mostra Senza casa e senza lavoro

Allestimento – supporti e grafica

Il progetto, realizzato in collaborazione con Ad Artem, nasce dall’esigenza delle IPAB di raccontasi. Da qui una serie di pannelli espositivi che, in maniera itinerante, ripercorrono la storia degli istituti benefici e, grazie all’iniziativa, aprono le porte al pubblico.
Lo studio del supporto comprende una scelta obbligata: l’utilizzo dell’acciaio. La sagoma invece si adatta ad una doppia funzione che rende possibile la singola o la doppia esposizione grazie ad un meccanismo studiato ad hoc. Le fioriere svolgono oltre alla funzione estetica anche quella di “zavorra” per evitare il ribaltamento nei luoghi aperti.

  • Committente: Asp, Istituto Golgi-Redaelli
  • Segreteria scientifica: Ad artem S.r.l.
  • Progettisti: Raffaella Ferrara, Giusy Bisicchia
  • Strutture: Ing. Dario Parravicini

Milano – Palazzo Marino

Allestimento

Gli ambienti di rappresentanza di Palazzo Marino hanno ospitato, per pochi giorni, da giovedì 17 a domenica 20 maggio 2007, il grande racconto per immagini Milano, scuola di carità: un percorso costituito da sessantaquattro pannelli, che, riproducendo preziosi documenti, fotografie d’epoca, dipinti e oggetti d’uso quotidiano offrono al visitatore l’opportunità unica di conoscere un aspetto poco noto della storia della nostra città.
Con questa mostra, realizzata in collaborazione con il Comune di Milano e l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Azienda di Servizi alla Persona "Golgi-Redaelli" vuole rendere partecipe la collettività della bellezza e dell’importanza del suo patrimonio culturale: un’eredità storica complessa e affascinante che risale agli antichi Luoghi Pii Elemosinieri, ossia agli enti che nel corso di sette secoli hanno operato per soccorrere le fasce più deboli della cittadinanza.
L’idea che ha dato vita a questa iniziativa ha le sue origini già nel 2003, con l’avvio dei lavori di riordino dei grandi fondi documentari relativi all’assistenza erogata dal nostro ente tra il Sette e il Novecento, grazie al progetto Milano sconosciuta ritrovata sostenuto con generosità dalla Fondazione Cariplo e con il contributo della Regione Lombardia. Con l’anno scolastico 2004-2005, a tale programma d’interventi archivistici è stato affiancato un innovativo Laboratorio di didattica della storia, intitolato A scuola di carità – Alle radici della solidarietà ambrosiana, che ha coinvolto le scuole secondarie milanesi e lombarde in un percorso di avvicinamento alle fonti documentarie.
I frutti di questo lavoro sono confluiti nei pannelli di tre mostre divulgative itineranti, le quali costituiscono il cuore del percorso proposto a Palazzo Marino: dopo una parte introduttiva vengono illustrate le iniziative milanesi per il ricovero e il reinserimento sociale di disoccupati, mendicanti e inabili al lavoro nella sezione intitolata Senza casa, senza lavoro 1784-1978. Segue Zero in condotta!? 1817-1972, che offre al visitatore la possibilità di conoscere l’esperienza dell’Istituto Derelitti di Milano nel soccorso ai minorenni disagiati. La terza sezione, I frutti della carità. Protagonisti dell’assistenza a Milano 1738-1964, propone invece i percorsi di vita individuali di alcuni benefattori, amministratori e assistiti.
L’allestimento è stato concepito nel rispetto dei luoghi ospitanti. Il risultato è un percorso mimetico, che poco si discosta dal contenitore sia della sala Alessi che del cortile d’onore. Il layout grafico è piacevole come pure quello dell’allestimento che orienta il visitatore, attraverso poche tappe alla scoperta dei contenuti della mostra.

  • Committente: Asp Golgi Redaelli
  • Progettista capogruppo: Raffaella Ferrara
  • Gruppo di progettazione: Giusi Bisicchia

Workhouse’s reorganization and expansion

Studio di fattibilità e progetto di massima per l’ampliamento di un’attività produttiva esistente

  • Committente: Parsec s.r.l – Azienda Privata
  • Progettista capogruppo: Parsec s.r.l
  • Gruppo di progettazione: arch. Paolo Giovenzana
    arch. Raffaella Ferrara
    arch. Giusy Bisicchia
    arch. Laura Di Marzio
  • Consulenti: ing. Dario Parravicini
    ing. Luca Mancinelli

Una nuova chiesa per Scutari

L’intervento prevede l’ideazione di una piccola chiesa ospitante circa 100 utenti.
L’intorno è particolarmente felice: montagne e lago, con inverni rigidi.

La progettazione è partita da alcune necessità specifiche: dimensioni ridotte, materiali locali e tecnologie semplici. Questo ha portato a una libera interpretazione della pianta a croce greca. Il simbolismo del numero tre, come trinità è onnipresente: dall’orditura della maglia strutturale alla panca.

L’altare ed il fonte battesimale sono contrapposti e connotati da grandi vetrate infrante da colonne frangisole e portanti la copertura.

Il loro posizionamento segue oltre sia l’asse eleotermico che i paesaggi naturali accennati.

Per evitare uno spiacevole controluce alle spalle dell’abside il monolite, rivestito in piastrelle, del tabernacolo scherma la cerimonia.. l’abside, come previsto è leggermente rialzato rispetto la platea. Ai suoi lati due funzioni: il confessionale e la sagrestia. Dalla prima si accede su una passerella matroneo per manutenzione vetrate laterali, sul tetto della seconda si trova un piccolo spazio per i musicisti.

Il fonte battesimale è ribassato. Riceve acqua da una fenditura a pavimento proveniente dal tabernacolo.

L’assemblea assiste alla cerimonia dall’alto con visione privilegiata, sia internamente che , nelle stagioni calde dall’esterno.

  • Progettista capogruppo: Raffaella Ferrara
  • Gruppo di progettazione: Giusy Bisicchia
  • Strutture: Dario Parravicini

Rivellino di Santo Spirito

L’intervento esposto negli elaborati grafici a seguire consiste principalmente in una manutenzione di tipo ordinario.
Al fine del superamento delle barriere architettoniche si è proposto un inserimento minimale di un corrimano che contenga in se più funzioni. Sono esposte poi le segnaletiche necessarie ai visitatori al fine di prevenire eventuali infortuni come pure una proposta di massima per la prevenzione incendi. Il progetto da noi ideato parte dal presupposto che l’edifico in cui si sta intervenendo ha una valenza storica ed artistica considerevole, ma dall’altro lato presenza una carenza per la fruibilità da parte del pubblico. Proprio per evitare un intervento "massiccio" e invasivo è stata concepita l’idea del corrimano che oltre ad avere la sua valenza propria contenesse in sé l’illuminazione di sicurezza e fosse anche una "canalina" passa cavi elettrici per non duplicare gli apparati.
La veste moderna tecnica e semplice porta avanti il semplice principio della riconoscibilità immediata, che si differenzi non solo dall’intervento quattrocentesco, ma anche da quelli più recenti e illustri. Ci pare appropriato citare anche altri colleghi dalla fama e dall’intelletto riconosciuti per avvallare le nostre proposte. Paolo Marconi scrive "se fosse vero che form follows function l’architettura creata per una specifica funzione – uno specifico uso- dovrebbe ospitare quel solo uso, a meno di limitate modifiche o rattoppi, e dopo dovrebbe essere sostituito." Va da se che non ospitando più sentinelle ma visitatori almeno i "rattoppi" siano dovuti e necessari. Paolo Portoghesi scrive " l’Italia degli anni Cinquanta del secolo scorso, per opera di Albini, dei B.B.P.R., di Scarpa, di Gardella, di Michelucci ha dimostrato non solo la compatibilità nel restauro del nuovo e dell’antico, ma anche la possibilità che dall’accostamento coraggioso nasca un plusvalore che dipende dalla natura dialogica dell’intervento moderno". Per concludere a noi sognatrici non rimane che una ulteriore provocazione: il Castello Sforzesco è un tesoro, lo sono pure i suoi baluardi esterni. Noi siamo disponibili ad un dialogo attivo al fine di salvare quelle parti che necessitano un intervento urgente come la porta del soccorso o ancora la più delicata e ferita Torre della Colubrina

  • Committente: Soprintendenza al Castello Sforzesco
  • Progettista capogruppo: Raffaella Ferrara
  • Gruppo di progettazione: Giusy Bisicchia

Asilo Biassono

L’incarico del progetto è stato affidato alla società Parsec S.r.l.,. Il gruppo di autori è composto dall’architetto Paolo Giovenzana e dalla sottoscritta.
L’intervento prevede la realizzazione di un edificio destinato ad asilo nido e a scuola materna. La capienza è di 75 bambini divisi in 60 asilo nido e 15 materna, implementabili al massimo del 10% secondo quanto previsto dalle normative vigenti.

Asilo nimo scuola materna BiassonoIl lotto, all’interno del quale è ubicato l’immobile in progetto, è di forma regolare, con andamento pianeggiante. Il lato di lunghezza maggiore confina a ovest con via Lega Lombarda e ad est con altra prorpietà: residenza appartenente al P.I.I. “ex Sasatex”. Il lato corto confina sia a nord che a sud con strade di nuova progettazione.

Gli accessi sono ubicati su via Lega Lombarda e all’interno del parcheggio di pertinenza dell’asilo.

Su via Lega Lombarda si prevede la realizzazione di parcheggi pubblici che verrebbero utilizzati sia dall’utenza dell’adiacente RSA che dagli utenti dell’asilo. Questo accesso è previsto pedonale.

Per quanto riguarda gli accessi carrai questi sono posti a nord. All’interno del lotto , come sopra accennato, è prevista una porzione di area destinata a parcheggio esclusivo per gli addetti dell’asilo. Da questo parcheggio è possibile, accedere attraverso una rampa al piano interrato, dedicato ai servizi.

Gli spunti progettuali che hanno portato alla redazione della presente bozzettatura sono frutto di studi e analisi relative alla letteratura legata all’infanzia e più precisamente ai bambini di età compresa fra i 0 e i 5 anni. L’asilo è un ambiente, uno spazio fisico ed emotivo che consente al bambino piccolo di fare esperienze che lo aiutano nella crescita intellettuale (sviluppo delle abilità) e nella crescita emotiva (autonomia, capacità di tollerare il distacco dai genitori).

Al centro del percorso ideativi c’è il bambino utente. Il progetto, idealmente, vuole assecondare le sue esigenze fisiche e mentali


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Villa Passoni

ANALISI DELLE CARATTERISTICHE ESISTENTI

L’area, oggetto di intervento è situata in Via Gilera n° 112/114 angolo Via Ampusi. Il lotto, di forma regolare contiene un edificio realizzato intorno agli anni 20 del novecento. Accedendo alla documentazione depositata presso gli archivi comunali si è riscontrato che, attraverso due interventi distinti, l’immobile è stato rimaneggiata e trasformata in residenza bi-familiare. Con il passare degli anni, la villa è andata svuotandosi e degradandosi.

Il fabbricato originario, per la natura del proprio impianto planimetrico ed il linguaggio architettonico adottato in fase di progettazione non riveste una valenza storica significativa ma, piuttosto, una memoria generatasi da un intervento edilizio di più unità residenziali finalizzate all’assolvimento di necessità abitative di un gruppo familiare ampliatosi negli anni e frazionatosi.

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Cederna

Cederna nasce agli inizi del ‘900, grazie all’insediamento del cotonificio su un territorio a carattere agricolo, punteggiato da ville e cascine.

Similmente al modello di Crespi d’Adda, si sviluppa un quartiere operaio, dagli standard sociali avveniristici in materia di servizi alla persona, di istruzione, di attività culturali, ricreative e sportive. Venuta a mancare negli anni ’80 la produzione, con il suo apporto sociale identificativo del quartiere, si è innescato un lento ma progressivo processo di degrado urbano.

Il progetto legge questa porzione di città come un cuore che si è arrestato, cui è necessaria una terapia d’urto per ripartire.



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Il rumore del tempo

GAETANO PESCE
Il rumore del tempo22 gennaio – 18 aprile 2005

Ad una conferenza dedicata agli insegnanti Gaetano Pesce racconta e spiega la sua mostra. Per prima cosa snocciola i temi fondamentali, stanza per stanza e poi, ogni tanto salta fuori con qualche trucchetto divertente. Vediamone alcuni: la curatrice della mostra Silvana Annicchiarico collabora con dei sottocuratori del tutto particolari: un bambino, un calciatore, un avvocato e altri. La mostra altera infatti il suo aspetto ben 12 volte.

Ci sono numerosi concetti che sono dei punti fissi per Pesce. Uno è la relatività del concetto di bello. La bellezza è un’idea personalissima e questo comporta scelte profondamente diverse. I dodici co-curatori sono stati messi, ognuno singolarmente, di fronte agli stessi oggetti. A ognuno di loro l’arduo compito di decidere cosa è bello e cosa non lo è. Quello che non piace viene coperto con una busta di plastica. Di settimana in settimana la mostra cambia e , in qualche modo rivoluziona il concetto obsoleto e statico di allestimento. La città entra nel museo e ne decide l’aspetto.
Gli oggetti esposti hanno tutti un denominatore comune: la sperimentazione. Già negli anni ’70 Pesce si trova ad utilizzare materiali molto particolari. Spruzza, ad esempio, su dei teli impostati a forma di sedia dell’uretano, il quale, diventando solido, trasforma magicamente la stoffa in un materiale solido e resistente. Numerose ricerche vengono effettuate a favore del silicone di schiume espandenti e di una vastissima gamma di materie plastiche.
Non parla molto del concetto di ironia delle sue opere, non ce né bisogno. Questa diventa palesemente manifesta anche nel catalogo, altra opera d’arte, dove non c’è un pezzo uguale all’altro. Il libro segue il profilo dell’artista, si tratta di un autoritratto dove i materiali sono: setole di maiale, fibre di cocco, silicone, lattice di gomma e stampa serigrafica a colori.