Milano – Palazzo Marino

Allestimento

Gli ambienti di rappresentanza di Palazzo Marino hanno ospitato, per pochi giorni, da giovedì 17 a domenica 20 maggio 2007, il grande racconto per immagini Milano, scuola di carità: un percorso costituito da sessantaquattro pannelli, che, riproducendo preziosi documenti, fotografie d’epoca, dipinti e oggetti d’uso quotidiano offrono al visitatore l’opportunità unica di conoscere un aspetto poco noto della storia della nostra città.
Con questa mostra, realizzata in collaborazione con il Comune di Milano e l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli” vuole rendere partecipe la collettività della bellezza e dell’importanza del suo patrimonio culturale: un’eredità storica complessa e affascinante che risale agli antichi Luoghi Pii Elemosinieri, ossia agli enti che nel corso di sette secoli hanno operato per soccorrere le fasce più deboli della cittadinanza.
L’idea che ha dato vita a questa iniziativa ha le sue origini già nel 2003, con l’avvio dei lavori di riordino dei grandi fondi documentari relativi all’assistenza erogata dal nostro ente tra il Sette e il Novecento, grazie al progetto Milano sconosciuta ritrovata sostenuto con generosità dalla Fondazione Cariplo e con il contributo della Regione Lombardia. Con l’anno scolastico 2004-2005, a tale programma d’interventi archivistici è stato affiancato un innovativo Laboratorio di didattica della storia, intitolato A scuola di carità – Alle radici della solidarietà ambrosiana, che ha coinvolto le scuole secondarie milanesi e lombarde in un percorso di avvicinamento alle fonti documentarie.
I frutti di questo lavoro sono confluiti nei pannelli di tre mostre divulgative itineranti, le quali costituiscono il cuore del percorso proposto a Palazzo Marino: dopo una parte introduttiva vengono illustrate le iniziative milanesi per il ricovero e il reinserimento sociale di disoccupati, mendicanti e inabili al lavoro nella sezione intitolata Senza casa, senza lavoro 1784-1978. Segue Zero in condotta!? 1817-1972, che offre al visitatore la possibilità di conoscere l’esperienza dell’Istituto Derelitti di Milano nel soccorso ai minorenni disagiati. La terza sezione, I frutti della carità. Protagonisti dell’assistenza a Milano 1738-1964, propone invece i percorsi di vita individuali di alcuni benefattori, amministratori e assistiti.
L’allestimento è stato concepito nel rispetto dei luoghi ospitanti. Il risultato è un percorso mimetico, che poco si discosta dal contenitore sia della sala Alessi che del cortile d’onore. Il layout grafico è piacevole come pure quello dell’allestimento che orienta il visitatore, attraverso poche tappe alla scoperta dei contenuti della mostra.

  • Committente: Asp Golgi Redaelli
  • Progettista capogruppo: Raffaella Ferrara
  • Gruppo di progettazione: Giusi Bisicchia

Workhouse’s reorganization and expansion

Studio di fattibilità e progetto di massima per l’ampliamento di un’attività produttiva esistente

  • Committente: Parsec s.r.l – Azienda Privata
  • Progettista capogruppo: Parsec s.r.l
  • Gruppo di progettazione: arch. Paolo Giovenzana
    arch. Raffaella Ferrara
    arch. Giusy Bisicchia
    arch. Laura Di Marzio
  • Consulenti: ing. Dario Parravicini
    ing. Luca Mancinelli

Una nuova chiesa per Scutari

Pianta Chiesta Scutari

L’intervento prevede l’ideazione di una piccola chiesa ospitante circa 100 utenti. L’intorno è particolarmente felice: montagne e lago, con inverni rigidi.

La progettazione è partita da alcune necessità specifiche: dimensioni ridotte, materiali locali e tecnologie semplici. Questo ha portato a una libera interpretazione della pianta a croce greca. Il simbolismo del numero tre, come trinità è onnipresente: dall’orditura della maglia strutturale alla panca.

L’altare ed il fonte battesimale sono contrapposti e connotati da grandi vetrate infrante da colonne frangisole e portanti la copertura.

Il loro posizionamento segue oltre sia l’asse eleotermico che i paesaggi naturali accennati.

Per evitare uno spiacevole controluce alle spalle dell’abside il monolite, rivestito in piastrelle, del tabernacolo scherma la cerimonia.. l’abside, come previsto è leggermente rialzato rispetto la platea. Ai suoi lati due funzioni: il confessionale e la sagrestia. Dalla prima si accede su una passerella matroneo per manutenzione vetrate laterali, sul tetto della seconda si trova un piccolo spazio per i musicisti.

Chiesa Scutari: sezioneIl fonte battesimale è ribassato. Riceve acqua da una fenditura a pavimento proveniente dal tabernacolo.

L’assemblea assiste alla cerimonia dall’alto con visione privilegiata, sia internamente che , nelle stagioni calde dall’esterno.

  • Progettista capogruppo: Raffaella Ferrara
  • Gruppo di progettazione: Giusy Bisicchia
  • Strutture: Dario Parravicini

Chiesa Scutari 1 Chiesa Scutari 2 Chiesa Scutari 3 Chiesa Scutari 4 Chiesa Scutari Render Chiesa Scutari Render 2 Chiesa Scutari Render 3

Rivellino di Santo Spirito

L’intervento consiste principalmente in una manutenzione di tipo ordinario.
Al fine del superamento delle barriere architettoniche si è proposto un inserimento minimale di un corrimano che contenga in se più funzioni. Sono esposte poi le segnaletiche necessarie ai visitatori al fine di prevenire eventuali infortuni come pure una proposta di massima per la prevenzione incendi. Il progetto da noi ideato parte dal presupposto che l’edifico in cui si sta intervenendo ha una valenza storica ed artistica considerevole, ma dall’altro lato presenza una carenza per la fruibilità da parte del pubblico. Proprio per evitare un intervento “massiccio” e invasivo è stata concepita l’idea del corrimano che oltre ad avere la sua valenza propria contenesse in sé l’illuminazione di sicurezza e fosse anche una “canalina” passa cavi elettrici per non duplicare gli apparati.
La veste moderna tecnica e semplice porta avanti il semplice principio della riconoscibilità immediata, che si differenzi non solo dall’intervento quattrocentesco, ma anche da quelli più recenti e illustri. Ci pare appropriato citare anche altri colleghi dalla fama e dall’intelletto riconosciuti per avvallare le nostre proposte. Paolo Marconi scrive “se fosse vero che form follows function l’architettura creata per una specifica funzione – uno specifico uso- dovrebbe ospitare quel solo uso, a meno di limitate modifiche o rattoppi, e dopo dovrebbe essere sostituito.” Va da se che non ospitando più sentinelle ma visitatori almeno i “rattoppi” siano dovuti e necessari. Paolo Portoghesi scrive ” l’Italia degli anni Cinquanta del secolo scorso, per opera di Albini, dei B.B.P.R., di Scarpa, di Gardella, di Michelucci ha dimostrato non solo la compatibilità nel restauro del nuovo e dell’antico, ma anche la possibilità che dall’accostamento coraggioso nasca un plusvalore che dipende dalla natura dialogica dell’intervento moderno”. Per concludere a noi sognatrici non rimane che una ulteriore provocazione: il Castello Sforzesco è un tesoro, lo sono pure i suoi baluardi esterni. Noi siamo disponibili ad un dialogo attivo al fine di salvare quelle parti che necessitano un intervento urgente come la porta del soccorso o ancora la più delicata e ferita Torre della Colubrina

  • Committente: Soprintendenza al Castello Sforzesco
  • Progettista capogruppo: Raffaella Ferrara
  • Gruppo di progettazione: Giusy Bisicchia

Asilo Biassono

L’incarico del progetto è stato affidato alla società Parsec S.r.l.,. Il gruppo di autori è composto dall’architetto Paolo Giovenzana e dalla sottoscritta.
L’intervento prevede la realizzazione di un edificio destinato ad asilo nido e a scuola materna. La capienza è di 75 bambini divisi in 60 asilo nido e 15 materna, implementabili al massimo del 10% secondo quanto previsto dalle normative vigenti.

Asilo nimo scuola materna BiassonoIl lotto, all’interno del quale è ubicato l’immobile in progetto, è di forma regolare, con andamento pianeggiante. Il lato di lunghezza maggiore confina a ovest con via Lega Lombarda e ad est con altra prorpietà: residenza appartenente al P.I.I. “ex Sasatex”. Il lato corto confina sia a nord che a sud con strade di nuova progettazione.

Gli accessi sono ubicati su via Lega Lombarda e all’interno del parcheggio di pertinenza dell’asilo.

Su via Lega Lombarda si prevede la realizzazione di parcheggi pubblici che verrebbero utilizzati sia dall’utenza dell’adiacente RSA che dagli utenti dell’asilo. Questo accesso è previsto pedonale.

Per quanto riguarda gli accessi carrai questi sono posti a nord. All’interno del lotto , come sopra accennato, è prevista una porzione di area destinata a parcheggio esclusivo per gli addetti dell’asilo. Da questo parcheggio è possibile, accedere attraverso una rampa al piano interrato, dedicato ai servizi.

Gli spunti progettuali che hanno portato alla redazione della presente bozzettatura sono frutto di studi e analisi relative alla letteratura legata all’infanzia e più precisamente ai bambini di età compresa fra i 0 e i 5 anni. L’asilo è un ambiente, uno spazio fisico ed emotivo che consente al bambino piccolo di fare esperienze che lo aiutano nella crescita intellettuale (sviluppo delle abilità) e nella crescita emotiva (autonomia, capacità di tollerare il distacco dai genitori).

Al centro del percorso ideativi c’è il bambino utente. Il progetto, idealmente, vuole assecondare le sue esigenze fisiche e mentali

 

Asilo nimo scuola materna BiassonoL’analisi propedeutica è stata chiarificatrice per l’individuazione dei principi progettuali, oltre alla normativa vigente e superata.

Da qui si è compreso come lo sviluppo mentale del bambino sia altamente influenzato da qualunque tipo di stimolo sensoriale.

La vista, il gusto, il tatto, l’olfatto e l’udito sono divenuti i punti di partenza, come pure il comfort e l’accoglienza. . Si sono create possibilità quotidiane, per ogni bambino e per i bambini in gruppo, di interagire con più materiali, più linguaggi, più punti di vista, di avere contemporaneamente attive le mani, il pensiero e le emozioni, valorizzando, di conseguenza, l’espressività e la creatività.

Lo sviluppo della percezione cromatica avviene con l’identificazione dell’aula nuovo nido e nuova casa: ciascuna aula, infatti, di capienza massima pari a 15 bambini, è esternamente connotata da un colore vivo. All’interno il soffitto a forma piramidale è connotato da travi e travetti a vista. La perlinatura è mascherata da un pannello fonico colorato in gradazione come la pavimentazione e particolari interni degli infissi. Per ogni sezione, ad esclusione dei lattanti è stato progettato un giardino “privato”, luogo deputato alla sperimentazione tattile ed olfattiva. Ogni giardino è collegato direttamente con il giardino comune ove verranno allestite apposite aree gioco, per favorire l’interscambio di esperienze fra i bambini utenti di fasce ed età differenti.

Le aule sono tutte a pianta quadrata e la loro copertura (tetto) è costituita da manufatto piramidale autonomo.

Com’è visibile dall’analisi del progetto, si è voluto rivestire “la funzione asilo”: il castello suggestiona grandi e piccini, memoria di giochi infantili e palcoscenico colorato per i giochi di domani. Rappresenta anche un segno di coinvolgimento del territorio in un processo di puntuale identificazione.

Una scala torre, posta su lato ovest dell’edificio consente l’accesso a tutte le coperture, poste a livelli diversi. I pannelli solari sono stati posizionati in corrispondenza del corpo più alto per ottenere il maggior rendimento possibile.

Le funzioni servizi e parti comuni sono connotate, esternamente, da un rivestimento in mattone paramano così che, già dall’esterno, si percepisce l’attività contenuta.

Ogni aula al proprio interno contiene diverse funzioni: riposo, consumazione pasti, didattica, attività motoria, diversificate a seconda dell’età dell’utente.

Gli spazi comuni prevedono la realizzazione di un ambiente ludico con accesso comune a tutte le aule e una vasca per acquaticità dalle dimensioni ridotte per favorire nuove esperienze motorie.

L’utilizzo di quest’ultima funzione verrà in seguito definita dall’Amministrazione Comunale. Si potrebbe pensare che questa possa essere utilizzata anche in fasce orarie differenti, aprendo ad utenze più ampie e, durante il periodo estivo per attività ricreative sempre a beneficio dell’infanzia cittadina e magari anche per training riabilitativo.

Le funzioni dei servizi sono accorpate e prevedono al piano terra i:

  • ambulatorio e attesa
  • bagno handicappati
  • cucine
  • lavanderia e stireria
  • bagno cuoca
  • spogliatoio cuoca

Al piano primo a completamento delle funzioni del piano terra sono allocati:

  • 3 uffici
  • spogliatoio del personale
  • bagni del personale
al piano interrato:
  • centrale termica pompe di calore ad acqua, boiler di accumulo pannelli solari
  • locale tecnico piscina
  • deposito cucina
  • depositi vari materiale asilo

Il piano primo è ubicato sopra un’aula, coprendola per metà superficie. Da questo livello è possibile un affaccio sugli spazi sottostanti. A questi locali si accede tramite una scala con accesso svincolato.

La visitabilità, in ottemperanza al D.M. n. 236 del 14 giugno 1989 e alla L.R. n.6 del 20 febbraio 1989, è interamente garantita al piano terra tramite percorsi privi di ostacoli.

Asilo nimo scuola materna BiassonoPer quanto concerne la scelta dei materiali l’obbiettivo è stato quello di promuovere un intervento nel rispetto dei principi dell’analisi irrinunciabile di bioarchitettura al fine di creare ambienti di vita salubri ed armonici; – promuovere un intervento volto al risparmio energetico; – garantire la funzionalità dell’edificio per la destinazione d’uso richiesta.

L’edificio, è stato progettato utilizzando la tipologia a padiglione, con una maglia strutturale quadrata. I sistemi e materiali utilizzati nella progettazione mirano al benessere, alla salubrità ed alla ecosostenibilita’ mirata ad un basso impatto sull’ambiente in tutte le fasi della vita del manufatto mediante l’utilizzo di materiali non inquinanti o riciclati/riciclabili e che richiedono una bassa quantità di energia in fase di produzione.; di bioclimaticita’ attraverso l’uso della bioedilizia per garantire la maggior protezione possibile anche da elementi esterni tramite l’impiego di materiali naturali (calce per malte ed intonaci, infissi in legno, isolamento termico in sughero naturale, vernici alle resine vegetali, ecc.) – realizzazione di paramenti murari permeabili e traspiranti, con l’utilizzo di materiali di rivestimento in grado di regolare l’umidità e la traspirazione (intonaco e vernici traspiranti); – creazione di un microclima salutare per gli interni con l’uso di tecniche di riscaldamento in grado di produrre un alto di grado di irradiazione del calore e un basso grado di convezione al fine di mantenere un’umidità adeguata (riscaldamento a pavimento a bassa temperatura, integrato da umidificatori/deumidificatori); – impiego di tecnologia per l’utilizzo dell’energia solare allo scopo di produzione di acqua calda sanitaria.

Il particolare progettato della copertura “multiorientata” facilita una miglior captazione delle radiazioni solari ottimizzando l’utilizzo a scopo energetico e permettendo il facile intervento di “pozzi luminosi” dove necessario.

L’idea di mascherare le gronde con il gioco fantastico delle merlate ha permesso lo sfruttamento intensivo di tutto il perimetro del fabbricato della specifica funzione, favorendo così l’effetto frangisole a protezione delle ampie vetrate e protettivo di tutte le finiture murarie sottostanti come colori, intonaci, isolamenti ecc.

Progettista capogruppo: Paolo Giovenzana, Raffaella Ferrara

 

Asilo nimo scuola materna Biassono

Asilo nimo scuola materna BiassonoAsilo nimo scuola materna Biassono

Villa Passoni

ANALISI DELLE CARATTERISTICHE ESISTENTI

L’area, oggetto di intervento è situata in Via Gilera n° 112/114 angolo Via Ampusi. Il lotto, di forma regolare contiene un edificio realizzato intorno agli anni 20 del novecento. Accedendo alla documentazione depositata presso gli archivi comunali si è riscontrato che, attraverso due interventi distinti, l’immobile è stato rimaneggiato e trasformato in residenza bi-familiare. Con il passare degli anni, la villa è andata svuotandosi e degradandosi.

Il fabbricato originario, per la natura del proprio impianto planimetrico ed il linguaggio architettonico adottato in fase di progettazione non riveste una valenza storica significativa ma, piuttosto, una memoria generatasi da un intervento edilizio di più unità residenziali finalizzate all’assolvimento di necessità abitative di un gruppo familiare ampliatosi negli anni e frazionatosi.

Attualmente il linguaggio architettonico che si percepisce non evidenzia omogeneità. Esso è povero di spunti e solo relativamente a spunti dell’impianto originario. L’allegato dossier fotografico evidenzia gli elementi compostivi storici poi riproposti in fase progettuale:

  • cornici di sottolineatura finestra
  • parapetto balcone in cemento e ferro
  • cordolo marcapiano in cemento
  • cornici di bordura esterna
  • fascia in intonaco strollato sul prospetto Sud, quota interrato rialzato
  • utilizzo intonaci colorati con tonalità simili all’esistente
  • tipologia vani finestra
PROGETTO:

Definito il quadro storico esistente, i parametri progettuali che fanno parte del progetto d’intervento sono:

  • Il rispetto del volume edificato esistente
  • L’ampliamento sui due lati, del fabbricato originario, realizzando due singole unità abitative
  • Ristrutturazione edilizia e suddivisione del corpo storico in quattro mini-unità abitative collocate su due livelli, e recupero del sottotetto come singola unità residenziale
  • Modesto sbancamento sul lato nord del fabbricato per garantire l’edificazione di unità box sufficienti ai fini normativi.
prospetti:

Al fine di preservare la memoria storica dell’edificio, in fase di progettazione si è deciso di mantenere le caratteristiche estetiche, costruttive, la sagoma, la posizione e l’impianto planimetrico della villa originaria

La fase di analisi è stata propedeutica alla progettazione delle facciate tramite la selezione dei caratteri significativi da riproporre.

Per quanto riguarda l’ampliamento, la scelta architettonica si è concentrata sulla volontà di sottolineare la contrapposizione tra vecchio e nuovo.

La porzione di fabbricato, riproponente l’edifico esistente, prevede delle aperture quanto più possibile fedeli al progetto originario, sia per forma, per posizione e mantenimento delle cornici sopra descritte. Osservando lo stato di conservazione dell’edificio si è ritenuto opportuno l’inserimento di significativi davanzali al fine di proteggere la facciata dal dilavamento dell’acqua meteorica ben visibile nello stato attuale delle facciate.

L’ampliamento, di contro, propone la volontaria differenza dei campi finestrati che si discostano per dimensione. La scansione proposta è modulare, pensata in multipli e sottomultipli, autonomi rispetto all’edificio originario e studiato nel rispetto delle regole compositive, per garantire all’ampliamento un’evidenza calibrata ed armonica.

La ristrutturazione edilizia prevede la fedele riproposizione degli attuali colori e consistenze materiche.

La scelta dei colori, relativa all’ampliamento, segue il piano del colore adottato dal comune per il proprio centro storico. Le facciate relative all’ampliamento prevedono quindi intonaci in colore armonico con l’esistente e parti rivestite in pietra. Da un punto di vista compositivo si sono voluti creare dei campi percettivi che ripropongono su entrambe le unità abitative in ampliamento lo stesso peso di pieni e vuoti. Le parti di edifico in ampliamento, a contatto con l’esistente proposte sono rivestite in pietra, al fine di proporre una lettura esatta ed immediata che differisce dall’impianto originario mediante la semplice armonica percezione di materiali differenti.

sistemazione aree esterne e accessi

Punto di forza del progetto è il rispetto delle essenze arboree esistente. L’impianto planimetrico è stato progettato definendo i nuovi impianti nel rispetto delle essenze arboree.

E’ presente in modo significativo, piantumazione d’alto fusto progettata e messa a dimora fin dalle origini per “cercare protezione” acustica dall’invasiva presenza di Via Gilera e regolazione degli irraggiamenti solari derivanti dall’orientamento del lotto

Il principale accesso pedonale è al centro dell’accessibilità dell’intervento: la giacitura invasiva di Via Galera ed il senso unico di Via Ampusi hanno determinato:

  • l’accessibilità principale della residenza da Via Ampusi proponendo uno “spacco arretramento di significativa porzione della recinzione”: questa proposta progettuale diviene spazio permeabile tra spazio pubblico e spazio privato, ed invito alla nuova residenza
  • mantenuto l’accesso esistente affacciato su Via Galera, viene dedicato a una singola unità abitativa
  • l’attuale accesso carraio è stato spostato più a nord, a confine del lotto, per servire il cortile ribassato di accesso a box.

Questa scelta progettuale ha migliorato sensibilmente la veicolarità dell’accesso al lotto. Allontanandolo dall’angolo Ampusi Galera, si rende semplice l’immissione alla circolazione stradale e si rispettano maggiormente i parametri dettati dal codice della strada.

rispetto energetico ambientale

É opportuno “addentrarsi” in riflessioni nel merito della qualità del progetto residenziale che si produrrà; le recentissime norme D.Lgs. 311/06 e L. 192/2005 riassunte e ricomprese nella proposta universalmente nota di “Casa Clima” suggeriscono una più approfondita riflessione, di seguito analizzate:

  • Il risparmio energetico proposto dalla norma si esplica nel concetto che ogni singola unità abitativa debba garantire autonomia energetica e acustica, ciò significa, sostanzialmente, non disperdere energia al più basso costo e con minor impatto inquinante possibile
  • Il rispetto del contesto ambientale vuol dire a giudizio dello scrivente rispettare sostanzialmente il patrimonio arbustivo, considerandolo un valore aggiunto, per la “protezione” acustica, energetica e visiva
  • L’impatto inquinante principale sulla futura edificazione è rappresentato dalla viabilità. Questo suggerisce ed impone la necessità di considerare l’esistente volume alla luce delle scarse qualità materiche tipiche del periodo normativo a cui fa riferimento l’edificazione della volumetria attualmente esistente.

Garantire l’ottenimento del massimo obiettivo in ordine alla qualità di vivibilità del fabbricato, termica ed acustica si traduce in:

  • Essere certi di tutti i materiali impiegati: sia in ordine alla loro certificazione che al loro impiego complessivamente certificabile
  • Perseguire la scelta di un massimo utilizzo di materiali che rispondano ai dettami della certificazione energetica
  • Realizzazione degli impianti al servizio delle varie utenze nel rispetto del risparmio energetico e del ridotto impatto ambientale
  • Utilizzo di materiali che rispettino il contesto edilizio in cui il fabbricato viene inserito e che al tempo stesso propongono un nuovo linguaggio architettonico, capace di durare nel tempo ed esser considerato portatore di valori.

In sintesi agli effetti di una indiscutibile qualità finale certificabile, s’evince la necessità di procedere ad un intervento di ristrutturazione edilizia, affinché possano esser perseguiti i criteri generatori del progetto.

Progetto Villa Passoni Arcore

Progetto Villa Passoni Arcore

 

Progetto Villa Passoni Arcore

Progetto Villa Passoni Arcore

Progetto Villa Passoni Arcore

Progetto Villa Passoni Arcore

Cederna

Cederna nasce agli inizi del ‘900, grazie all’insediamento del cotonificio su un territorio a carattere agricolo, punteggiato da ville e cascine.

Similmente al modello di Crespi d’Adda, si sviluppa un quartiere operaio, dagli standard sociali avveniristici in materia di servizi alla persona, di istruzione, di attività culturali, ricreative e sportive. Venuta a mancare negli anni ’80 la produzione, con il suo apporto sociale identificativo del quartiere, si è innescato un lento ma progressivo processo di degrado urbano.

Il progetto legge questa porzione di città come un cuore che si è arrestato, cui è necessaria una terapia d’urto per ripartire.

Cederna
La ciminiera, epicentro visuale del complesso e valorizzata da un sistema di fasci luminosi, infonde onde concentriche di energia vitale in aree in cui sperimentare la nuova cultura della comunicazione con tecnologie innovative e dinamiche di interazione.

Così una panchina, attivando sensori tattili, diventa lo strumento attraverso cui trasmettere suoni, emozioni, ricordi; le pareti a est divengono schermi su cui proiettare e, la facciata ovest, tramite LEDs trasparenti, si trasforma, di notte, in una lanterna luminosa controllata da un sistema informatico in grado di creare pattern sempre differenti che reagiscono ai movimenti degli utenti del giardino e della piazza.

Cederna Il progetto, riattivando anche il cuore energetico del quartiere, ricorre ad un attento uso delle risorse energetiche per un corretto contenimento dei consumi. L’energia prodotta dal sole viene catturata da pannelli fotovoltaici collegati alla rete elettrica; il teleriscaldamento, già disponibile in Monza, per il riscaldamento e raffrescamento, consente una maggiore efficienza rispetto ai metodi tradizionali; il recupero delle acque piovane per gli impianti sanitari e l’irrigazione delle aree verdi consente minor dispendio di un bene oggi prezioso.

Pensilina ingresso CedernaSono state individuate, inoltre, strategie passive al fine di contenere l’impatto del progetto, come la ventilazione naturale adottata per diminuire il surriscaldamento delle facciate del centro socio culturale, l’orientamento ottimale delle coperture e delle facciate e l’uso di materiali bio-compatibili ad alta prestazione termica.

Il passato, per il quartiere fonte di cultura, progresso e riscatto sociale è presente in citazioni continue: la Copertura centro ciminiera, campanile laico verso il quale muovono gli abitanti, il restyling della pensilina di accesso allo stabilimento e del locale macchine, il riutilizzo delle colonne in ghisa come elementi di arredo urbano e la piazza tematica, nuova versione del vecchio teatro sociale, sono tutti elementi che vogliono mantenere la memoria storica del quartiere. Il museo viene concepito come installazione in evoluzione e flessibile. Postazioni informatizzate consentono sia di prelevare dati sia di trasferire memorie e ricordi. Tramite le immagini e l’interazione con gli oggetti accadono eventi e appaiono scenari in continuo divenire.

Rendering in rosso

La Piazza di Cederna

Cederna Piazza

Il rumore del tempo

GAETANO PESCE
Il rumore del tempo22 gennaio – 18 aprile 2005

Ad una conferenza dedicata agli insegnanti Gaetano Pesce racconta e spiega la sua mostra. Per prima cosa snocciola i temi fondamentali, stanza per stanza e poi, ogni tanto salta fuori con qualche trucchetto divertente. Vediamone alcuni: la curatrice della mostra Silvana Annicchiarico collabora con dei sottocuratori del tutto particolari: un bambino, un calciatore, un avvocato e altri. La mostra altera infatti il suo aspetto ben 12 volte.

Ci sono numerosi concetti che sono dei punti fissi per Pesce. Uno è la relatività del concetto di bello. La bellezza è un’idea personalissima e questo comporta scelte profondamente diverse. I dodici co-curatori sono stati messi, ognuno singolarmente, di fronte agli stessi oggetti. A ognuno di loro l’arduo compito di decidere cosa è bello e cosa non lo è. Quello che non piace viene coperto con una busta di plastica. Di settimana in settimana la mostra cambia e , in qualche modo rivoluziona il concetto obsoleto e statico di allestimento. La città entra nel museo e ne decide l’aspetto.
Gli oggetti esposti hanno tutti un denominatore comune: la sperimentazione. Già negli anni ’70 Pesce si trova ad utilizzare materiali molto particolari. Spruzza, ad esempio, su dei teli impostati a forma di sedia dell’uretano, il quale, diventando solido, trasforma magicamente la stoffa in un materiale solido e resistente. Numerose ricerche vengono effettuate a favore del silicone di schiume espandenti e di una vastissima gamma di materie plastiche.
Non parla molto del concetto di ironia delle sue opere, non ce né bisogno. Questa diventa palesemente manifesta anche nel catalogo, altra opera d’arte, dove non c’è un pezzo uguale all’altro. Il libro segue il profilo dell’artista, si tratta di un autoritratto dove i materiali sono: setole di maiale, fibre di cocco, silicone, lattice di gomma e stampa serigrafica a colori.

The Andy Warhol Show

Pittore, scultore, fotografo, regista cinematografico, produttore discografico, grafico pubblicitario, redattore di interview ecc. questi sono alcuni dei mille volti della vulcanica creatività di Andy Warhol. La personale dell’artista, presentata alla Triennale di Milano, ha un titolo veramente calzante: the Andy Warhol Show; infatti, in questa edizione, i curatori della mostra: Morera e Mercurio vorrebbero dimostrare come la produzione di Warhol sia incentrata sul significato del verbo to show: mostrare, apparira, far vedere, esibire, esporre, presentare ecc.

Uomo riservatissimo, creerà intorno a sé un’aura di curiosità e ammirazione dettate dal suo totale distacco dagli altri. Warhol possiede una capacità rara: riesce esattamente a cogliere le occasioni che i vari momenti storici gli sembrano propiziare. Irriverente e dissacratore si lancia nel campo artistico scommettendo tutto su sé stesso, la fiducia nelle proprie capacità verrà ripagata largamente. Gli esordi dell’artista sono difficili. Figlio di immigrati cecoslovacchi nasce, nel 1928, a Pittsburgh in Pensylvania. Inizialmente frequenta l’istituto tecnico cittadino e subito dopo il diploma si trasferisce nella “grande mela” 1949. Lavora come grafico e, nel giro di pochi anni, raggiunge i vertici del settore. Diventa uno tra i professionisti più richiesti, vince vari riconoscimenti e collabora con riviste del calibro di Glamour, del New Yorker e di Harper Bazaar. All’apice della carriera abbandona tutto per l’arte. La scelta non sarà facile, vista la condizione di povertà vissuta durante il periodo infantile, eppure alla base c’è una volontà precisa. Wharol sostiene che il lavoro del grafico pubblicitario sia toppo personale. Ogni volta che l’artista studia uno slogan piuttosto che una singola pubblicità, mette in gioco troppo di sé. In maniera lineare i suoi prodotti più famosi sono appunto delle serigrafie. “I’m a machine” sono una macchina. In linea teorica Warhol sostiene che durante il processo di stampa egli sia solamente uno strumento del processo produttivo. Con le prime serigrafie mette “k.o. uno dei concetti storici legati all’unicità dell’opera d’arte.
Durante le interviste volontariamente non risponde alle domande dirette, con gli “amici” frappone il diaframma del registratore portatile. Nessuno può vantare di aver conosciuto realmente Andy. La maschera così creata funziona. D’altro canto l’artista è presente in tutte le occasioni mondane le più glamour di New York, arrivando alla scelta esasperata di affidare ad un sosia le conferenze da tenere presso le accademie e le università americane.
Durante gli anni della carriera artistica mette in moto un meccanismo che diventa sempre più vasto e abbraccia varie sfaccettature dell’universo artistico. Crea the fabbric, la sua fucina newyorchese punto di incontro di numerosi artisti e suo atelier produttivo. In questa sede passeranno e vi lavorano artisti più o meno noti che entreranno nell’orbita Warhol. All’interno della mostra, accanto alle opere d’arte si trovano documenti fotografici che ricreano lo splendore di quegli anni e di quella società. L’occasione milanese ci permette di capire meglio i meccanismi dell’arte contemporanea e di godere di una delle mostre più ampie mai realizzate in Europa su Warhol.
In ultima analisi forse si riuscirà a capire, al temine del percorso espositivo, come Andy sia riuscito a realizzare il suo desiderio: entrare nell’olimpo delle celebrità.

Modigliani, l’angelo dal volto severo

All’interno della spettacolare scenografia del palazzo Reale di Milano, in quegli spazi intaccati dal fuoco bellico del 1943, si può godere della personale di Amedeo Clemente Modigliani. Mostra elegantissima e ricca di opere, tra le superstiti alla furia devastatrice, che sfocia in veri e propri raptus, dove l’artista distrugge dipinti e getta nei fossi le sculture. Episodi che passeranno anche alla storia come la leggendaria beffa di Livorno. In questa sede si potrà capire come il linguaggio di Modì sia, non solo personalissimo, ma molto erudito, ricco di spunti e influenze del passato interculturale e anche italianissimo.
Il 24 gennaio 1920 Modigliani si spegne. Nella notte del 25 gennaio Janne Hebuterne, compagna dell’artista, si getta da una finestra del quinto piano e muore incinta del suo secondo figlio. Nasce la leggenda: Modigliani è l’artista maledetto del XX secolo.
La sua vita è molto diversa da quella dei suoi contemporanei. Cagionevole di salute fin da bambino, accusa una deficienza polmonare notevole che nel 1901, all’età di diciassette anni, lo porterà a contrarre la tubercolosi. In precedenza era stato affetto da diverse pleuriti. Il fisico debilitato non gli consente di frequentare le lezioni nelle aule scolastiche. La sua educazione si forma quindi grazie agli insegnamenti di una famiglia decisamente colta, di fede ebraica e di tenore non troppo elevato. Passa le giornate immerso nei libri, assiste e partecipa ai discorsi degli adulti, si avvicina alla poesia e soprattutto a Dante. Intrattiene lunghe conversazioni con il nonno Isaac Gasin, uomo di intelligenza e morale superiori e di rigidi principi, che vanta addirittura, tra i suoi antenati ,Spinoza e ha una spiccata tendenza alla speculazione filosofica.
Durante il delirio di una febbre tifoidea esprime il desiderio di intraprendere la carriera artistica, e di evitare il liceo. La madre Eugenia decide di accontentarlo affidando la sua formazione al maestro Guglielmo Micheli, allievo di Fattori. Nell’atelier dell’artista trova un amico: Oscar Ghiglia, scopre la bohème, il tabacco e le donne.
Dell’infanzia non si conserva quasi nulla, ad eccezione di una breve conversazione epistolare con l’amico Ghiglia:“noi artisti abbiamo dei diritti diversi dagli altri… non dobbiamo consumarci nel sacrificio, il dovere reale è di salvare il sogno.. abituati a mettere i tuoi sogni estetici al di sopra dei doveri degli uomini”.
Le lettere sono redatte durante un viaggio di convalescenza intrapreso con la madre verso il sud Italia. Inutile dire l’importanza delle scoperte qui fatte e che avranno numerosissime ripercussioni nella scultura, nei volti greco-arcaici o negli influssi etruschi. Da Livorno all’Italia del Sud, a Firenze, Venezia e finalmente a Parigi.
Nell’arco di qualche anno 1909-14 si sviluppa e si compie l’avventura dell’artista scultore. La sua precoce passione nasce in seguito a un viaggio a Pietrasanta, patria dei marmi michelangioleschi. Solo l’incompatibilità del mestiere, sempre a contatto con le polveri sottili ne interromperà precocemente il cammino. Il secondo motivo che lo costringe al forzato abbandono sarà per assecondare le esigenze del suo secondo giovane mercante: Paul Guillaume, il quale vede la pittura molto più vendibile e anche più facile da gestire. La rinuncia comprende il suo progetto più ambizioso: l’edificazione di un tempio dedicato alla Voluttà. Non smetterà mai di disegnare e dipingere, ma proprio nella scultura ripone le speranze di sfondare nel mercato parigno. Fondamentali per la sua evoluzione artistica saranno: la sezione egizia al Louvre, la mostra temporanea di arte etnografica al Trocadero e la conoscenza con Costantin Brancusi. Quest’ultimo gli insegnerà il procedimento di lavorazione a “levare”. Attraverso l’esperienza della scultura maturerà un’originale concezione del proprio repertorio stilistico fatto di arcaismo, ieraticità, raffinatezza, eleganza e purezza formale.
Molti dipinti e disegni di questo periodo sono proprio una sorta di scultura in economia. La situazione di indigenza permanente non consente all’artista di comprare i blocchi di materiale e quindi cerca di “arrangiarsi”. Famosi episodi sfociamo nella leggenda. Si racconta di come numerosi artisti, tra cui Modigliani stesso, fossero soliti sottrarre la preziosissima pietra, di notte, nei cantieri della nascente metropolitana. Uno di questi episodi vuole che, una notte, Modì si fosse cimentato in una scultura in loco ma, il mattino seguente, questa fosse scomparsa impietosamente tra le fondazioni di una galleria.
Una summa delle ricerche fino ad allora condotte si ritrova nella testa di donna conservata al museo di arte moderna di Parigi. La scultura fu subito acquistata da Guillaume. Alta 58 cm. presenta evidenti analogie con quelle dipinte negli stessi anni: il collo fragile, il volto dall’ovale marcato, i grandi occhi a mandorla a fior di pelle, la fronte bassa e rotonda incorniciata dai capelli, la caratteristica spinta verticale della gola, delle gote, del naso, delle orecchie. In altre parole si riconosce lo stesso canone, che ci ricorda come il toscano fosse conterraneo dei senesi trecenteschi, di Botticelli, Bronzino, Primaticcio e,ancora più sorprendentemente vicino al Parmigianino, un esempio tra tutti la Madonna dal collo lungo di quest’ultimo. Modì elabora una creatura superiore, che emana il suo essere divino. Se in certi quadri l’allungamento può sembrare solo eleganza e ricercatezza, qui la verticalità inevitabile rinuncia a qualsiasi preziosismo per trasformasi in segno e potenza di vita vera, fortemente spirituale. Alla spiritualizzazione della materia contribuisce anche l’abbassamento delle palpebre, che rende il personaggio prigioniero del proprio segreto e, il contrasto, decisamente insolito tra i lineamenti essenziali e la bocca decisamente sensuale. Il contrasto fa pensare a nuove fonti: il nostro medioevo, la Cina, Cambogia, India e Asia centrale.
La storiografia di Modigliani è punteggiata di sorprendenti scoperte. Morto in assoluta povertà e acquisito un successo indiscusso solo recentemente, capita che, molti documenti ricompaiano quasi miracolosamente grazie alla tenacia degli studiosi. Un lavoro esemplare è stato quello di Nòel Alexandre figlio del primo mecenate dell’artista: Paul Alexander. Ora una nuova scoperta: la collezione personale della coppia , conservata da Jeanne Hebuterne quand’era ancora in vita e passata a suo fratello Andrè Hebuterne. Si sono conosciuti all’accademia Colarossi, Jeanne ha solo 19 anni e Modigliani ben 15 in più la relazione fra i due artisti è facilmente immaginabile. Come Modì ha amato e sostenuto Soutine, farà altrettanto per Jeanne. L’emozione, la finezza, il talento che si sprigionano dalle sue opere sono eccezionali. L’arte di Jeanne è in totale fusione con quella del compagno, pur essendo totalmente opposta da punto di vista filosofico e tecnico. Se l’arte di Amedeo non riflette mai su una realtà concreta e si situa fuori dal tempo, quella di Jeanne presenta, al contrario ,una realtà quotidiana: gli interni della loro vita domestica, le vedute dello studio, gli oggetti posti sul tavolo. Ciò che viene oggi presentato non è che una parte dell’opera di Jeanne, uno studio esaustivo e un’analisi più approfondita porteranno a una pubblicazione più completa. Il pubblico italiano, grazie a queste sezione e alle numerose opere inedite della coppia qui presentate per la prima volta potrà avere una visione allargata degli ultimi tre anni di vita del nostro Modì.
1906-20 si svolge in questo breve lasso di tempo la carriera artistica della meteora, soprannome coniato da Guillaume. Nell’arco di 14 anni Modì realizza quasi 400 dipinti, innumerevoli disegni e una ventina di sculture, di cui soltanto tre giungono allo stato definitivo della patina.
I due eventi più importanti dell’artista saranno promossi dal terzo mecenate Zborowsky, subentrato a Gullaime. Nel 1917 la prima grande mostra personale nella galleria di Beatrice Weill e nel 1919 alla Hill gallery di Londra, esporrà dieci tele.
Ancora aneddoti delineano la vita personale. Questa volta il protagonista è Costant Lepoutre corniciaio e fornitore di materiali per artisti. Era rimasto affascinato dalle opere di Modigliani, visionate alla mostra inaugurale dell’associazione Lyre et Palette, organizzata nel ’16 da Kisling e Otis de Zarate nello studio del pittore Emile Lejeune. Colpito dal talento dell’artista e sapendo delle sue difficoltà finanziarie, decide di aiutarlo. Qualche settimana dopo Modì si estasiava “mi fornisce i materiali e anche i modelli. Mi dà ogni volta 20 franchi, e sul tavolo c’è sempre un quartino di rum. Lepoutre è un gentleman”
Il pittore chiese al conciaio di posare per lui, un modo per ringraziarlo del prestito dei 60 franchi, ma il ritratto non fu apprezzato dalla famiglia, in particolare perché l’aveva ripreso con il berretto e la giacca da lavoro, definendone quindi l’occupazione, l’opera finì nelle mani di Zboroswky che riuscì stranamente a venderla subito per 100 franchi.
Louris Laurette riporta i dubbi che il giovane Modì, appena giunto in Francia manifestava:”E’ il mio maledetto occhio di italiano che non riesce ad abituarsi alla luce di Parigi… Una luce così avvolgente.. riuscirò mai a coglierla? Non puoi immaginare i nuovi temi che ho in mente, in viola, in arancio, ocra scuro.. forza lascia perdere queste fesserie… Non ci siamo! Questa roba sembra Picasso, ma venuto male.. Picasso prenderebbe a calci quest’orrore!”. Dubbi e perplessità lacereranno l’anima di Modigliani, distrutto dall’insoddisfazione di non vedere mai la fama mentre la maggior parte dei suoi compagni riescono nell’impresa.
“aveva la testa di Antinoo e gli occhi dalle scintille d’oro, non assomigliava assolutamente a nessuno al mondo. La sua voce mi è rimasta sempre nella memoria. Lo sapevo povero e non si capiva di che vivesse: come artista nemmeno l’ombra di un riconoscimento”. Con queste parole lo ricorda la poetessa russa Anna Achmatova, che lo conobbe nel 1910, durante il proprio viaggio di nozze a Parigi, e che il pittore ritrasse più volte. Debole di costituzione e dandy per vocazione Amedeo Modigliani incarna perfettamente, con la sua vita bohémienne, la figura dell’artista maledetto, anticonformista e antiborghese.
I vari ricordi contribuiscono a delineare un artista in bilico tra genio e sregolatezza, del tutto ignorato e incompreso. A parte alcuni nudi il genere dominante è quello del ritratto, colto frontalmente, in un’attitudine quasi sacrale, da icona bizantina o da Maestà trecentesca. In seguito alla splendida enigmatica parentesi scultorea, il suo lavoro di pittore si affida sempre di più alla sottrazione e alla sintesi. Liberato da ogni funzione accessoria o descrittiva, il colore assume, soprattutto a partire dal 1914, un ruolo puramente costruttivo e strutturale, e l’immagine si basa in modo sempre più esclusivo sull’accordo calibrato delle aree cromatiche. Ecco allora che il pittore maledetto, vittima dei suoi eccessi, si rivela un appassionato e instancabile ricercatore, un uomo estremamente colto, esperto di letteratura e filosofia, nutrito di vastissime letture e feconde frequentazioni artistiche e culturali. La mostra costituisce dunque l’occasione ideale per rivisitare nel modo giusto l’opera di un protagonista dell’arte moderna, tanto leggendario quanto, in fondo, molto poco conosciuto.